Cantine Spadafora una realtà Calabrese ormai in tutto il mondo

cantinespadafora500Dalle colline di Donnici, frazione di Cosenza, ai dolci declivi del Savuto, pochi chilometri piu’ a Sud. Vive in queste verdi campagne l’azienda Spadafora, fondata nel 1915 da Francesco, bisnonno di Ippolito, che oggi guida la rinomata casa vinicola. La sede operativa oggi e’ a Mangone (Cs), ma la sede storica non e’ mai stata dismessa, nel segno della tradizione familiare, che porta anche a conservare gli antichi metodi di vinificazione, oggi affiancati dalle moderne tecnologie. Dieci persone in azienda e altre 25 impegnate all’esterno nella commercializzazione di un prodotto che, negli anni, ha saputo ritagliarsi un’importante fetta di mercato. Dalla Calabria, dove ancora oggi viene venduta piu’ del 60% della produzione, al resto d’Italia, che assorbe un buon 10% del prodotto. Fino all’estero, dove finisce oggi, con una tendenza e’ in netto aumento, almeno il 25% di quanto esce dalle cantine di Mangone. L’azienda ha saputo cavalcare un momento molto positivo del comparto vitivinicolo della provincia di Cosenza. “Purtroppo non riusciamo a penetrare in tutte le regioni italiane – dice all’AGI Ippolito Spadafora – e non e’ colpa del prodotto, ma dell’immagine non proprio positiva che si ha della Calabria, che incide profondamente anche sulla commercializzazione dei nostri vini”. Poi, pero’, assicura, chi assaggia questo vino non lo abbandona. “Partecipiamo alle fiere italiane ed internazionali – sottolinea Spadafora – e oggi siamo presenti sui mercati tedeschi, ma anche in Belgio, in Inghilterra, in Canada e negli Stati Uniti.

In Canada con un’apposita etichetta e in Inghilterra con un prodotto molto originale, che si chiama “Peperosso”, che viene distribuito soprattutto in una catena di ristoranti, “Pizza Express”, dove e’ accoppiato alla “pizza calabrese”, fatta con la ‘nduja. E’ un’idea di uno chef calabrese che vive in Gran Bretagna, Francesco Mazzei. E il prodotto, di uve magliocco e merlot, e’ molto apprezzato. E poi all’estero possiamo anche tenere dei prezzi piu’ alti, il che non guasta”.

Il segreto e’ far convivere tradizione e innovazione. “Abbiamo recuperato un vitigno che ci da’ molte soddisfazioni, – dice ancora Spadafora – il magliocco dolce, che si coltiva dal Savuto alle pendici del Pollino, quindi su quasi tutto il territorio della nostra provincia. E noi lo utilizziamo anche in purezza, per alcuni prodotti”. I rossi sono i principali vini dell’azienda Spadafora, con etichette come “Telesio” o “1915”. Quest’ultimo, che testimonia nel nome la data di costituzione dell’azienda, e’ il vino di maggior pregio, al momento, prodotto con un 80% di magliocco e un 20% di greco nero, con uve che vengono lasciate appassire per un mese, per aumentare la concentrazione alcolica e dare piu’ “struttura” al vino. “Lo facciamo invecchiare per 4 anni – dice Spadafora – prima di immetterlo sul mercato e ne facciamo poco, solo 3000 bottiglie, ma forse proprio per questo e’ molto apprezzato”. In questi anni ci si e’ lanciati anche nel settore dei vini bianchi. E, pare, con soddisfazione. “Facciamo un vino bianco che si chiama “Lunapiena”, perche’ l’uva viene raccolta di notte, quando le temperature sono piu’ basse – dice Ippolito Spadafora – e questo garantisce un profumo molto piu’ intenso”. Il futuro dell’azienda? Forse nel comparto turistico. “Ci piacerebbe – dice – integrare alla produzione anche una vera azienda agricola dove poter accogliere clienti e turisti e fare delle nostre cantine dei punti di attrazione”. (Agi)

FONTE IL DISPACCIO

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